La mia lotta per la libertà #libri

Si conclude il mese dedicato alle #lettureestive con un Must: la mia lotta per la libertà di Yeonmi Park.

Negli ultimi anni la Corea del Sud ha invaso la pop cultura contemporanea con musica, mode e drama ma ancora pochi si sono davvero interessati alla Corea del Nord, patria di uno dei dittatori più contorti dell’ultimo secolo. Ho sempre paragonato la Corea del Nord a 1984 di George Orwell e leggendo questo libro ne ho avuto la conferma.

Mi è stato insegnato a non esprimere mai la mia opinione, a non fare mai domande. Mi è stato insegnato a seguire semplicemente quello che il governo ordinava di dire o di pensare. Credevo davvero che il nostro Caro Leader, Kim Jong-il, potesse entrare nella mia mente e punirmi per i cattivi pensieri. E se lui non poteva udirmi, c’erano spie dappertutto, in ascolto dalle finestre o nel cortile di scuola.

Il sistema delle spie è davvero inquietante soprattutto perché nella maggior parte di casi si tratta di vicini, conoscenti, amici. I nordcoreani sono vittime di un profondo lavaggio del cervello che li porta a credere di vivere in un Paese sviluppato e ricco dove il sistema delle caste è qualcosa di giusto. Se sei ricco è perché sei degno, se sei povero è perché non spetta a te avere di più. Cardine di questa ideologia è la sacralità del leader e la sua battaglia giusta ed eterna contro il nemico occidentale, americani in primis.

La penisola coreana si è trovata nel mezzo di grandi imperi e nei secoli i regni che si susseguirono dovettero combattere contro gli invasori dalla Manciuria alla Mongolia e molti altri. Poi, all’inizio del XX secolo, l’impero giapponese in espansione assorbì lentamente la Corea, attraverso minacce e trattati finendo per annetter l’intero paese nel 1910.

Quando il Giappone si arrese il 15 agosto 1945, l’esercito sovietico dilagò nella parte nord della Corea, mentre gli americani presero possesso del Sud. Nel 1949 sia gli Stati Uniti sia l’Unione Sovietica avevano ritirato le loro truppe e consegnato la penisola ai nuovi leader fantoccio. Non funzionò. Kim Il-sung era uno stalinista e un dittatore ultranazionalista che decise di riunificare il paese nell’estate del 1950 invadendo la Corea del Sud con i carri armati russi e migliaia di truppe.

Gli americani tornarono con lo scopo di difendere il Sud e quasi riuscì a riconquistare il paese fino a quando l’esercito cinese li ricacciò verso il 38° parallelo. Non fu mai siglato un trattato di pace dal 1953.

Dopo la guerra fredda, il conflitto tra le due Coree è una delle tante guerre irrisolte seppur latenti. Se pensate che in Corea del Sud è ancora obbligatorio per TUTTI i cittadini maschi il servizio militare della durata di due anni e che il Nord Corea lancia ogni tanto missili via mare verso il Giappone. Tutto normale insomma.

In questo libro vi chiederete più volte come sia possibile credere in queste assurde ideologie ma troverete subito la risposta: dittatura emotiva. Controllare il popolo attraverso le emozioni, sottomettendolo allo Stato e distruggendo l’individualità dei suoi componenti.

In questo libro si parla della storia vera di una ragazza nordcoreana e della sua travagliata fuga verso il Sud. Yeonmi, e ancora prima sua sorella, sognano sin da bambine la libertà conosciuta solo attraverso film pirati o racconti di anziani. La sorella maggiore tenta la fuga e non si hanno più notizie di lei per molto tempo tanto che i suoi familiari iniziano a temere per la sua incolumità. Una notte per la ragazza e sua madre, dopo mesi di organizzazione, si presenta l’occasione della vita: fuggire dalla Corea del Nord. Una nuova vita, un nuovo futuro e il desiderio di ricongiungersi con la sorella.

Ma sarà davvero così semplice raggiungere il Sud?

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